Il caffè Kenya AA è una delle origini più amate del caffè specialty. “AA” non è un marchio. È una sigla che in Kenya indica la grandezza del chicco. E spesso, non a caso, anche la sua qualità. Scopriamo cosa rende questa origine una delle più amate dagli appassionati di caffè specialty.
Cos’è il Kenya AA: una sigla, non una varietà
In Kenya la classificazione del caffè verde si basa sulla dimensione del chicco. AA indica i chicchi più grandi, setacciati con crivelli da 17 e 18. Non è quindi una varietà botanica, ma un grado di calibro. Le varietà coltivate sono altre: SL28, SL34, Ruiru 11 e Batian. Molti chicchi grandi nascono però da piante curate e raccolte al momento giusto. Per questo la sigla AA è diventata, nel tempo, sinonimo di qualità superiore.
Le colline che fanno la differenza
Il caffè Kenya AA cresce sugli altopiani centrali del paese, tra i 1.500 e i 2.200 metri sul livello del mare. Il clima è fresco, il terreno vulcanico e ricco di minerali. A queste quote la pianta cresce lentamente. I chicchi maturano con calma, accumulando zuccheri e acidi che poi ritroviamo in tazza. Le coltivazioni si sviluppano spesso su terrazze, tra piccole aziende familiari riunite in cooperative.
La raccolta: solo le ciliegie giuste
La raccolta del caffè Kenya AA è manuale e selettiva. I raccoglitori passano più volte sulla stessa pianta, in settimane diverse, per cogliere solo le ciliegie mature al punto giusto. Le altre restano sul ramo, in attesa del passaggio successivo. È un lavoro lento, che richiede esperienza. Ed è uno dei motivi per cui un caffè come questo costa più di un caffè commerciale.
Il segreto della lavorazione: il double washed
Quasi tutto il caffè keniota viene lavorato con il metodo lavato. Il Kenya, in particolare, è noto per una variante: il double washed. Dopo la prima fermentazione i chicchi vengono lavati, poi lasciati fermentare una seconda volta in acqua pulita. Questo doppio passaggio pulisce ulteriormente il chicco, aumenta la chiarezza dell’acidità e mette in risalto le note fruttate. Segue un’essiccazione lenta su letti rialzati, all’ombra, per settimane.

In tazza: cherry cola, bergamotto e toffee
Il Kenya AA si riconosce subito al naso e al palato. L’acidità è vivace, quasi agrumata, con note di bergamotto e frutta candita. In bocca arrivano il tipico sentore di cherry cola e una dolcezza che ricorda il toffee. È un caffè complesso, mai piatto, che cambia mentre si raffredda in tazza. Un’esperienza da affiancare, per confronto, a un’origine più delicata come il Guji etiope.

Come esaltarlo in tazza a casa
Il Kenya AA rende al meglio con metodi filtro che ne rispettano l’acidità, come il pour-over. Anche la moka, se preparata con attenzione, può regalare un’ottima tazza. L’importante è non torrefare troppo scuro: una tostatura media lascia emergere l’acidità e la frutta che rendono unico questo caffè. Un buon punto di partenza è un rapporto di 1 a 16 tra caffè e acqua, con macinatura media per il filtro e più fine per la moka. Regola la dose in base ai tuoi gusti: più caffè significa corpo maggiore, più acqua esalta la parte acida e floreale.
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5 Commenti
[…] a confronto un’origine come il Kenya AA. È più intenso, con un’acidità quasi agrumata-vinosa. Un caffè come lo Yirgacheffe si […]
[…] l’opposto di un’origine come il Kenya AA, che punta su acidità vivace e frutta a bacca. Anche rispetto a un caffè lavorato honey o […]
[…] nome può trarre in inganno: la varietà Robusta contiene quasi il doppio della caffeina rispetto all’Arabica. È proprio la caffeina, insieme ad altri composti, a proteggere la pianta di Robusta dai parassiti […]
[…] e tostatura cambiano il profilo aromatico anche a parità di punteggio. Un caffè come il Kenya AA e un’origine come il Guji etiope possono avere punteggi simili e gusti completamente diversi. […]
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